
OROLOGI USATI COMPRATI IN GIAPPONE E RIVENDUTI IN EUROPA: DOGANA, IVA E REGIME DEL MARGINE
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Il Giappone è uno dei mercati più importanti per l’acquisto di orologi usati di fascia alta. Per una società ceca può essere commercialmente molto interessante acquistare in Giappone e rivendere in Italia, Germania, Francia o altri Paesi UE. Fiscalmente, però, l’operazione non è equivalente a comprare un orologio da un privato all’interno dell’Unione europea.
Il primo passaggio è un’importazione
Un orologio spedito dal Giappone alla Repubblica Ceca entra nel territorio doganale dell’Unione europea. Deve quindi essere dichiarato in dogana. L’operatore economico che importa professionalmente deve disporre dell’identificazione EORI e organizzare correttamente la dichiarazione doganale, direttamente o tramite rappresentante doganale.
Valore in dogana: non sempre coincide con il prezzo del sito
Il punto di partenza per il valore in dogana è normalmente il valore di transazione, cioè il prezzo effettivamente pagato o da pagare per le merci vendute per l’esportazione verso l’UE, con gli aggiustamenti previsti dal Codice doganale. Possono rilevare costi di trasporto fino all’ingresso nel territorio doganale, assicurazione, imballaggio e altri elementi. In caso di acquisti tramite intermediari o aste giapponesi è quindi necessario capire esattamente che cosa rappresentano prezzo di aggiudicazione, buyer’s premium, commissioni, spedizione e assicurazione.
IVA all’importazione
All’ingresso nell’UE può essere dovuta IVA all’importazione sulla base imponibile prevista dalla disciplina europea, che parte dal valore doganale e include, se non già compresi, determinati dazi, imposte e costi accessori fino al primo luogo di destinazione. Questa IVA all’importazione è concettualmente diversa dall’IVA che nascerà sulla successiva vendita dell’orologio.
Perché l’orologio usato importato dal Giappone non entra automaticamente nel margine
La disciplina ordinaria del margine per i beni d’occasione collega l’applicazione del regime a beni ceduti al rivenditore all’interno dell’Unione da determinate categorie di soggetti, tra cui privati e altri rivenditori in margine. L’importazione diretta di un normale orologio usato da un Paese terzo non è la stessa fattispecie. L’opzione specifica prevista dalla direttiva per beni importati direttamente riguarda opere d’arte, oggetti da collezione e antiquariato in senso IVA, non genericamente qualunque bene di lusso usato.
Un orologio raro è automaticamente un oggetto da collezione?
No. Il fatto che un Rolex vintage, un Patek Philippe raro o un Audemars Piguet fuori produzione abbia un valore collezionistico sul mercato non significa automaticamente che rientri nella definizione IVA e doganale di 'oggetto da collezione'. La classificazione dipende dalle categorie normative e doganali applicabili al bene concreto. Utilizzare la categoria 'collezione' solo perché il prezzo è elevato o il modello è raro può esporre a contestazioni.
Esempio pratico
Una s.r.o. acquista in Giappone un orologio usato per l’equivalente di 8.000 euro, sostiene commissioni e trasporto, lo importa in Repubblica Ceca e poi lo vende a un privato italiano per 11.500 euro. Prima di calcolare l’IVA sulla sola differenza di 3.500 euro bisogna verificare se esiste davvero un presupposto normativo per il margine. Se non esiste, la rivendita segue il regime IVA ordinario applicabile alla transazione. L’IVA assolta all’importazione va invece trattata secondo le regole di detrazione previste per il soggetto passivo.
Documentazione indispensabile
Ordine di acquisto, fattura giapponese, prova di pagamento, estratto dell’asta se presente, dichiarazione doganale, MRN, EORI, prova dell’IVA all’importazione, documento di trasporto, numero di serie, autenticazione e fattura di rivendita devono essere collegati allo stesso pezzo. In un’attività con molti orologi simili è consigliabile utilizzare un codice interno univoco per evitare che documenti di importazione e documenti di vendita vengano associati al bene sbagliato.
La conclusione operativa
Il Giappone può offrire opportunità commerciali eccellenti, ma il margine fiscale deve essere calcolato dopo aver determinato il corretto regime IVA e doganale. Comprare usato fuori dall’UE non equivale fiscalmente a comprare usato da un privato europeo.
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